CASTANICOLTURA
21 marzo 2015

CASTANICOLTURA

Castanicoltura da frutto, in via di definizione l’accesso alle misure della Pac
Si è svolta al ministero delle Politiche agricole una riunione sulle problematiche della castanicoltura, sviluppata su due tematiche: il castagneto da frutto e la sua ammissibilità ai contributi previsti dal primo pilastro della Pac e le misure dei Psr 2014-2020 a favore del castagno. Nella nuova programmazione, per la predisposizione delle domande, dovrebbero essere previsti due distinti codici: uno per il “castagneto da frutto” ed uno per il “castagneto da bosco”. Attualmente non è prevista una definizione per il “castagneto da frutto”. La situazione potrebbe essere lasciata così, con le incertezze del caso, vista la disomogeneità delle superficie a castagno sul territorio nazionale, oppure potrebbe essere valutato l’utilizzo della definizione che era stata discussa nel 2013 al tavolo castanicolo nazionale e che prevedeva le seguenti 5 condizioni: popolazioni autoctone di Castanea sativa (castagno europeo), Castanea crenata (castagno giapponese) e relativi ibridi; appezzamento minimo 2.000mq; numero piante 30-220/ha (densità derivata dall’analisi di tutti i disciplinari Dop/Igp); adozione di adeguate pratiche agronomiche (spollonatura e controllo delle specie arboree e arbustive indesiderate); almeno il 90 per cento delle piante innestate. "La definizione delle caratteristiche del “castagneto da frutto” - afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Rieti - è propedeutica a distinguere queste superfici (si tratterebbe di circa 50.000 ettari) dalle altre superfici a castagno non destinate alla produzione di frutti, utilizzate per la produzione di legno, abbandonate, etc., che coprono oltre 700.000 ettari. Relativamente al secondo pilastro della Pac, il Ministero ha brevemente illustrato le scelte dei Psr con le misure previste a favore del castagno, prendendo atto che ci si trova di fronte ad un quadro non unitario, con misure che, in alcuni casi, non sono compatibili con il “castagneto da frutto” individuato nelle domande di contributo di cui sopra, perché destinate al “castagneto da bosco” o “non da frutto”. Coldiretti ha chiesto che i produttori di castagne siano messi nelle condizioni di poter scegliere il percorso ottimale per le loro imprese sul primo e/o sul secondo pilastro, potendo contare su una normativa chiara, nazionale e regionale, che definisca i confini e le compatibilità delle diverse misure, per poter garantire un adeguato reddito a un settore fortemente compromesso negli ultimi anni dal Cinipide".

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