COLDIRETTI VITERBO: UNA TRENTINA DI SINDACI DELLA TUSCIA ALLA PISANA
10 novembre 2014

COLDIRETTI VITERBO: UNA TRENTINA DI SINDACI DELLA TUSCIA ALLA PISANA

Per il settore agricolo costano in media 3 milioni di euro all’anno. Le zone più colpite sono il Reatino (soprattutto il comprensorio di Amatrice), il Viterbese (Riserva Naturale del Lago di Vico), nord di Roma (in particolare i territori di Valle Pietra e del Parco Naturale di Bracciano-Martignano).
Coldiretti Viterbo riunisce una trentina sindaci della Tuscia e con oltre 100 sindaci della regione sarà presente alla Pisana per sollecitare il Consiglio regionale ad approvare entro la fine dell’anno la proposta di legge 116/2013, già passata al vaglio delle competenti commissioni consiliari, fondamentale per dare una risposta alle centinaia di imprese agricole che ogni anno vedono seriamente messa a rischio la propria attività dai danni causati dalla fauna selvatica ed in particolare dai cinghiali.
Una riunione molto attesa e della massima importanza nella quale i sindaci delle provincie maggiormente colpite illustreranno lo stato di crisi in cui versano i propri territori e chiederanno strumenti e risorse per arrivare ad una definitiva soluzione al problema rappresentata principalmente dall’approvazione proprio della proposta di legge in discussione, ovvero di un sistema organico di interventi diretti alla tutela, alla gestione e al controllo delle specie di fauna selvatica presenti sul territorio; alla prevenzione e al risarcimento dei danni; alla pianificazione delle attività faunistico venatorie.
Durante la riunione sarà fatto il punto sul rapporto tra conservazione delle risorse faunistiche e l’utilizzazione a fini produttivi del territorio in ragione della frequenza e della gravità dei danni arrecati ad opere, manufatti, colture e allevamenti che ogni anno costano al settore agricolo circa 3 milioni di Euro di perdite.
I danni causati da fauna selvatica interessando centinaia di imprese agricole, stanno mettendo a rischio non solo l’esistenza di singole aziende che vedono il lavoro di mesi andare distrutto nel corso di una sola notte con gravi ripercussioni soprattutto sull’allevamento di animali, ma anche la sostenibilità di un modello di sviluppo quale è quello attuato dall’agricoltura laziale.
In gioco non c’è solo il reddito e quindi la sopravvivenza delle imprese agricole ma la vitalità stessa dei territori all’interno dei quali le stesse operano.
Per questo, Coldiretti Viterbo in rappresentanza delle imprese agricole e i sindaci in rappresentanza dei territori maggiormente interessati al problema chiedono che la proposta di legge in discussione al Consiglio regionale venga rapidamente approvata lasciando invariati i capisaldi che la caratterizzano.
Con la chiusura delle aziende agricole se ne vanno le produzioni tipiche e stagionali, il foraggio per l’alimentazione degli animali con aggravi di costi, la tutela e il presidio di intere aree rurali che solo gli agricoltori con la loro presenza garantiscono, la cultura, le tradizioni, l’ambiente e il paesaggio che l’agricoltura e l’attività di impresa costruiscono e tutelano ogni giorno.
Le imprese agricole attendono soluzioni e interventi che garantiscano il sacrosanto diritto ad esercitare la propria attività nel rispetto dell’ambiente e della fauna, anche selvatica che lo popola.
Tanto più se l’attività agricola significa anche permettere all’agricoltura di continuare a dare risposte ai cittadini consumatori in termini di qualità alimentare, qualità ambientale e coesione sociale oltre che salvaguardia del territorio, della bellezza e della cultura identitaria della nostra regione.

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