Consumi nazionali di uova
6 aprile 2010

Consumi nazionali di uova

 Sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le
tavole apparecchiate o consumate in ricette tradizionali o nei dolci
casalinghi, artigianali e industriali. Nei giorni scorsi le uova di
Pasqua hanno conquistato come al solito anche i ciociari.
Una tradizione, quella delle uova "naturali", che - sottolinea Gianni
Lisi, direttore della Coldiretti di Frosinone - resiste nel tempo con
piatti che sono protagonisti sulle tavole della Pasqua.
La tradizione fa risalire l'usanza di considerare l'uovo come simbolo
di rinascita e buon augurio in Occidente al 1176, quando re Luigi VII
rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo - ricorda Lisi –
il capo dell'Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti
delle sue terre, incluse un gran numero di uova che furono poi dipinte e
distribuite al popolo. Una usanza tramandata dai persiani che, già
cinquemila anni fa, festeggiavano l'arrivo della primavera con lo scambio
delle uova "portabene" contro pestilenze e carestie secondo un rito che
resiste ancora ai giorni nostri.
Peraltro, quest’anno, sono state molte le occasioni di vendita nei
mercati degli agricoltori come a Roma dove , presso il mercato di
Campagna Amica del Circo Massimo in via San Teodoro, 74, si sono riversati
migliaia di consumatori.
Nelle prossime settimane come Coldiretti Frosinone – ha aggiunto Lisi –
presenteremo una serie di appuntamenti tesi a far incontrare i nostri
produttori con i consumatori grazie proprio ai nostri mercatini.
I consumi nazionali di uova hanno raggiunto la cifra record di 13
miliardi di pezzi all'anno che significa una media di circa 218 uova a testa,
quasi interamente Made in Italy ma nel corso del 2009 una performance
particolarmente positiva è stata ottenuta dalle uova di produzione biologica
che hanno fatto registrare un +21,8% rispetto all’anno precedente.
Le uova di gallina hanno rinnovato la gamma delle tipologie offerte e il proprio styling
con un sistema di etichettatura obbligatorio che consente di distinguere tra l'altro
la provenienza e il metodo di allevamento con un codice che con il
primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1
all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in
cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT
del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo
dell'allevatore. A queste informazioni si aggiungono quelle relative alle differenti categorie
(A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale)
per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni
in base al peso (XL, L, M, S).

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