MADE IN ITALY
29 ottobre 2014

MADE IN ITALY

 
Olio, i cinesi acquistano i marchi Sagra e Berio
Con la vendita della maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario dei marchi Sagra e Filippo Berio, supera i 10 miliardi il valore dei marchi storici dell’agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi, che ha favorito una escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy a tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti in relazione all’acquisizione operata in Italia dal Gruppo cinese Yimin, una sussidiaria del Gruppo Bright Food. Con questa operazione il mercato dell’olio di oliva Made in Italy diventa sempre più straniero dopo l’acquisizione di Bertolli, Carapelli e Sasso da parte del fondo statunitense CVC Capital Partners, che lo ha “strappato” al gruppo spagnolo SOS. Una esclation che purtroppo non riguarda solo l’olio poiché nel 2014 l'antico Pastificio Lucio Garofalo ha siglato un accordo preliminare per l'ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52 per cento del capitale sociale, di Ebro Foods, gruppo multinazionale spagnolo che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid. La presenza cinese nell’agroalimentare in Italia fa segnare un precedente nelle campagne toscane nel 2013 con l’acquisto da parte di un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong per la prima volta di un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino: l’azienda agricola Casanova - La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. “I grandi gruppi multinazionali che fuggono dall’Italia della chimica e della meccanica - afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Rieti - investono invece nell’agroalimentare nazionale perché, nonostante il crollo storico dei consumi interni, fa segnare il record nelle esportazioni. E ciò grazie all’immagine conquistata dal Made in Italy con i primati nella sicurezza, nella tipicità e nella qualità, e grazie alle imprese che fanno della qualità e della territorialità i loro cavalli di battaglia contribuendo a mantenere l'ossatura del nostro sistema agroalimentare”.

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